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Impianto elettrico a norma: cosa vuol dire?

La messa a norma dell‘impianto elettrico è una delle prime opere da affrontare quando si vuoleristrutturare un appartamento, ma anche la più difficile da valutare per un non addetto ai lavori. Per questo è importante affidarsi ad imprese di fiducia ma, soprattutto, a ditte regolarmente iscritte alla Camera di Commercio e con un’esperienza di almeno 5 anni, pena una sanzione amministrativa che può arrivare fino a 10mila euro a spese del committente. La messa a norma di un impianto elettrico, in ogni caso, è regolata dalDecreto Ministeriale 37/2008 che stabilisce il rilascio di una dichiarazione di conformità a fine lavori che certifichi che l’impianto possiede tutti i requisiti a norma di legge.

In particolare, un impianto elettrico a norma è dotato di salvavita (interruttore differenziale), che scongiura gli incidenti domestici interrompendo il flusso elettrico in caso di dispersione o folgorazione. A questo si devono aggiungere gli interruttori magnotermici, che entrano in gioco in caso di cortocircuito o sovracorrente. L’impianto elettrico deve inoltre evitare il contatto con persone e cose, adattando le barriere di sicurezza in base alle condizioni dell’ambiente: un impianto in condizioni di forti umidità dovrà essere diverso da un impianto che deve operare in ambienti soleggiati. La sezione dei cavi dovrà essere ben proporzionata allapotenza dell’impianto elettrico, che andrà calcolata in base al numero di inquilini, agli elettrodomestici e alle dimensioni dell’appartamento. L’impianto elettrico deve essere sezionato in più parti, per poterne eventualmente isolare la parte affetta da un malfunzionamento; deve inoltre essere dotato di messa a terra (messa a massa), in grado di disperdere nel terreno il flusso elettrico che fuoriesce dall’impianto stesso, per esempio, quando un cavo scoperto entra in contatto con elementi in metallo.

Predisporre un nuovo impianto elettrico: ecco come fare

L’impianto elettrico domestico è composto da prese per gli elettrodomestici (posizionate a 30 cm dal pavimento, a 110 in cucine e bagni), interruttori semplici o composti per i punti luce (a 110 cm da terra) e il sistema di messa a terra, oltre che, naturalmente dal quadro elettrico: collegato al centralino generale, quest’ultimo contiene gli interruttori magnotermici e il cosiddetto “salvavita”. Dal quadro elettrico, inoltre, partono tre circuiti: uno a 16 ampere le prese, uno a 10 ampere per luci e alimentatori e il terzo a 12 V per i circuiti di chiamata (per esempio, l’allarme sonoro del bagno).

Le caratteristiche minime che un nuovo impianto elettrico deve rispettare sono la sezione del montante che collega contatore e centralino, che deve essere superiore o uguale ai 6 mm2; i cavi sfilabili; la presenza di uninterruttore generale di emergenza; la dimensione dei quadri elettrici deve avere il 15 per cento di riserva per capienza modulare; il conduttore di protezione PE deve raggiungere il quadro elettrico generale; il collegamento entra-esci sulle prese è possibile solo per apparecchi della stessa scatola o tra due scatole adiacenti; devono essere presenti almeno due interruttori differenziali.

Gli impianti elettrici nuovi sono regolati dalla norma 64-8, integrata dala variante V3 del 2011: la potenza contrattuale impegnata, che viene fornita dall’azienda elettrica, deve essere minimo di 3 kW in abitazioni fino a 75 mq6kW per metrature superiori. Innanzi tutto, per predisporre un nuovo impianto bisogna usare forniture specifiche, come differenziali in classe A insensibili ai disturbi elettro magnetici; almeno una presa Schuko per lavatrice e cucina; predisposizione per un’elettrovalvola di intercettazione del gas domestico.

I nuovi impianti elettrici si possono inoltre predisporre in base a tre diversi livelli qualitativi, dei quali il primo rappresenta lo standard minimo da seguire. Negli impianti elettrici di livello 1 i punti presa sono distribuiti in modo uniforme lungo le pareti; ci dovrà essere una presa nei pressi ogni porta; nel bagno sono previsti 2 punti presa e in cucina bisogna seguire dei valori minimi; ad ogni presa tv o del telefono deve corrispondere una scatola dedicata con un punto presa; il comando dei punti luce è posto all’ingresso del locale; anche all’ingresso dell’abitazione e nei corridoi devono esserci un punto luce e un punto presa, nei ripostigli c’è almeno un punto luce; in balconi, portici o giardini superiori ai 10 mq devono essere predisposti un punto presa e un punto luce; in cantine e box ci sono almeno un punto luce e un punto presa; bisogna inoltre installare dispositivi per l‘illuminazione di sicurezza.

Negli impianti di livello 2 intermedio si aggiunge un relè di massima corrente, o comunque uno strumento che tenga monitorati i carichi di potenza, corredato da un relè di potenza, in grado di scollegare i carichi meno prioritari al superamento della soglia di potenza, evitando quindi il distacco improvviso della linea se si richiede una potenza troppo elevata. Il livello 3 include invece dotazioni innovative come un impianto anti intrusione,gestione delle temperature nei locali e automazione delle tapparelle, diffusione sonora e rilevazione fumi e antincendio.

A impianto ultimato, l’impresa (regolarmente iscritta alla Camera di Commercio) dovrà rilasciare il certificato di conformità, documento che indica come è stato fatto l’impianto, i materiali utilizzati, dove si trova e i relativi richiami alle norme vigenti. Entro 30 giorni tale documento dovrà quindi essere presentato al comune di appartenenza, che provvederà a inoltrarlo alla Camera di Commercio.